La fibrillazione atriale è di gran lunga l’aritmia cardiaca più frequente. La sua prevalenza è compresa tra il 2-3% della popolazione generale. Solamente in Europa sono previsti circa 15-20 milioni di soggetti affetti nel 2030. L’incidenza varia dall’1,3% sotto i 65 anni fino al 10% sopra i 75 anni. Viene curata principalmente con terapia farmacologica, ma quando questa non risulta più efficace l’alternativa è l’ablazione mediante l’erogazione di calore (ablazione con radiofrequenza) o freddo (crioablazione).
Al Cannizzaro di Catania l’Unità Operativa Complessa di Cardiologia ha introdotto una nuova metodica che va ad aggiungersi a quelle già presenti: l’elettroporazione o pulsed field ablation (Pfa). Si tratta di una ablazione di tipo non termico, in cui un campo elettrico crea la formazione di pori nella membrana cellulare. Agisce in maniera diversa dalle tecniche impiegate fino a ora. Si genera un campo elettrico ad altissima intensità per un tempo piccolissimo che crea la formazione di pori nella membrana cellulare causando piccole cicatrici intorno alle quattro vene polmonari e la scomparsa dei circuiti che causano l’aritmia.
Questa forma di energia è selettiva per le cellule miocardiche, cioè non ha effetto su altre cellule di organi adiacenti a causa della differente forma geometrica delle loro cellule, riducendo i danni collaterali alle strutture adiacenti. Il campo elettrico generato destabilizza la membrana cellulare con la formazione di nano-pori che determinano prima la fuoriuscita del contenuto intra-cellula e poi la morte cellulare. Il laboratorio di elettrofisiologia cardiaca, coordinato da Marco Lisi (nella foto con il direttore del reparto Francesco Amico e tutta l’equipè) con la collaborazione di Andrea Porto e Agatino De Luca, ha infatti eseguito con successo questo innovativo sistema che permette di effettuare l’ablazione del tessuto cardiaco in modo selettivo attraverso elettroporazione, preservando le strutture circostanti e riducendo potenziali complicanze.
“Questa tecnologia all’avanguardia – spiegano gli specialisti – rappresenta una svolta significativa nel trattamento delle aritmie cardiache, in quanto offre ai pazienti una soluzione terapeutica più precisa e meno invasiva rispetto alle tecniche tradizionali. Nello specifico, la novità consiste nella possibilità di ottenere un mappaggio elettroanatomico dell’atrio sinistro e delle vene polmonari consentendo così l’ottimale posizionamento dell’elettrocatetere e l’erogazione dell’energia a campo pulsato, che crea pori nelle cellule cardiache causandone l’apoptosi e quindi l’eliminazione senza danni termici. L’elettroporazione, erogata ‘a raggi zero’, ovvero senza esporre il paziente e gli operatori a radiazioni ionizzanti in quanto non più necessarie, rende così possibile l’ablazione altamente selettiva delle cellule miocardiche, in quanto l’energia utilizzata, specifica per il ‘target’, non danneggia le strutture vicine non oggetto dell’intervento”.