BOLOGNA – Il 18 maggio 2023 Giampiero Gualandi e Sofia Stefani avevano firmato un “contratto di sottomissione sessuale”. Ne hanno parlato nel processo a carico dell’ex comandante della polizia locale di Anzola, accusato dell’omicidio della giovane collega nel 2024, la procuratrice aggiunta Lucia Russo e l’avvocato Andrea Speranzoni, difensore di parte civile per la famiglia Stefani, nei loro interventi di richiesta delle prove. Nel contratto, è stato riferito in aula, Gualandi si “autodefiniva padrone, colui che tutto può sulla sua schiava”. In un passaggio si diceva: “Io signore e padrone mi impegno a dominare l’anima della mia sottomessa”.
Uno degli avvocati difensori ha spiegato che “il contratto di sottomissione viene dal libro ’50 sfumature di grigio’ uno dei successi editoriali del 2011, lo si trova nel capitolo 11. Ci sono siti Bdsm da cui si possono scaricare contratti di questo tipo. Era un gioco, non ha nessuna validità, nessuna efficacia giuridica, nessuna possibilità di condizionare comportamenti. Nella vita sessuale gli adulti possono fare quello che vogliono”. L’ex comandante della polizia locale è imputato per l’omicidio della 33enne, con cui aveva una relazione extraconiugale. Anche l’altro difensore di Gualandi, avvocato Lorenzo Valgimigli, ha avvisato la Corte di assise, rivolgendosi ai giudici, di fare attenzione “a chiunque cerchi di tirarvi per la giacca su pregiudizi di tipo morale”. “In quel contratto i protagonisti sono un comandante e un agente, si colloca tutto nel contesto lavorativo di Sofia Stefani”, ha ribattuto poi l’avvocato Andrea Speranzoni, difensore di parte civile per i genitori della vittima.
“Abbiamo una ferita molto grave. E’ partito un colpo e ha colpito al viso la collega”, ha detto Gualandi quando il 16 maggio 2024 ha chiamato il 118. L’audio della chiamata è stato fatto ascoltare nell’aula della Corte di assise di Bologna. L’operatrice disse a Gualandi di fare il massaggio cardiaco, in attesa dell’arrivo dell’ambulanza. Poi l’imputato diede una spiegazione di quello che era successo, ribadendo: “Stavo pulendo la pistola ed è partito un colpo”. E’ la stessa versione, quella dell’incidente, che poi Gualandi diede quando venne interrogato.
“Ho 32 anni di carriera, di armi ne ho pulite – ha detto al processo il luogotenente Luca Ghirelli, comandante della stazione dei carabinieri di Anzola Emilia -. Le regole basi sono fondamentali perché non si ferisca nessuno: non si può fare la pulizia con il caricatore inserito. In qualsiasi luogo di polizia ci deve essere uno spazio deputato allo scaricamento dell’arma, una volta scaricata si va in un luogo deputato alla pulizia con il kit. Trovare un’arma con la cartuccia inserita contrasta con la pulizia. Fare la pulizia con il caricatore inserito è una cosa pericolosissima, per se stessi e per chi entra. Non si fa la pulizia dell’arma in quel modo”.