Stesso giorno, sempre un collega: l’assurda similitudine con Lorena

Anche lei uccisa a Messina, ma 5 anni fa

MESSINA – Un mazzo di rose rosse, e poi girasoli, fiori di campo, cuori di stoffa, lumini. Sull’aiuola dove è caduta Sara Campanella, in viale Gazzi a Messina, la gente, soprattutto studenti, lascia qualcosa che ricorda il proprio dolore per la ventiduenne assassinata a coltellate. E poi i biglietti come quello scritto da Maria, Aurora, Beatrice, Giorgiana, Arianna e un’altra Maria: “Cara Sara, ogni giorno passando da questa strada ti penseremo”.

Dolore e incredulità questa mattina anche all’istituto Franchetti di Palermo, dove insegna Giuseppe Campanella, lo zio di Sara. Tantissimi lo conoscono, anche perché insegna musica da 33 anni. I professori questa mattina erano sgomenti. “C’è stata tanta commozione quando abbiamo saputo cos’è successo – raccontano all’uscita della scuola -. Purtroppo sono dolori immensi per noi che oltre a essere insegnanti siamo anche genitori. Siamo molto vicini al nostro Giuseppe che tanto amore mette nel suo lavoro. Una vicenda straziante. Purtroppo queste tragedie sembrano ripetersi ciclicamente”.

Affranto anche Enzo Quaranta, padre di Lorena, la 27enne uccisa il 31 marzo a Messina sempre da un collega universitario, come Sara Campanella ma nel 2020. “Non ci sono parole per descrivere il profondo dolore che ho riprovato per la morte di Sara – dice -. Questa morte ha molte similitudini con quella di mia figlia Lorena avvenuta 5 anni, fa sempre il 31 marzo. Purtroppo per mia figlia ancora non abbiamo avuto giustizia definitiva e dovremo attendere la Cassazione”.

Lorena, originaria di Favara, era iscritta a Medicina a Messina ed è stata uccisa dal fidanzato calabrese Antonio De Pace, anche lui studente nella stessa facoltà. L’assassino strangolò la ragazza nella casa che condividevano a Furci Siculo nel Messinese. La Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria recentemente ha di fatto condiviso la sentenza di ergastolo emessa dalla Corte d’Assise di Messina che era stata annullata con rinvio lo scorso luglio dalla Cassazione. Il rinvio era dovuto “limitatamente al diniego delle circostanze attenuanti generiche” che aveva chiesto il legale del giovane adducendo che l’imputato era al momento del delitto sotto stress da Covid. Ora si dovrà pronunciare nuovamente la Cassazione.

“Sono veramente amareggiato – aggiunge Quaranta – perché dovremo attendere ancora molti anni visto che il legale di chi ha ucciso mia figlia è voluto ricorrere ancora in Cassazione. Ma a parte i tempi della giustizia che sono incredibili, è veramente allucinante come la vita di mia figlia e di quest’altra ragazza non valesse niente per questi uomini. Oggi non ci sono più valori e rispetto per le donne. Nella nostra società è davvero complicato affrontare queste situazioni. Siamo sempre più soli”